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Guida Sardegna

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Geografia del Territorio
La Sardegna è situata al centro del Mar Mediterraneo, di cui è la seconda isola per grandezza, con i suoi 20.090 km2 di superficie: è grande 3 volte la Corsica e 7 volte l’isola di Maiorca. La sua forma romboidale ispirò i greci che la chiamarono Icnusa da Icons (impronta di piede) e successivamente Sandaliotis (da sandalo). I romani la ribattezzarono invece Sardinae, da qui il nome attuale, in riferimento al leggendario Sardus figlio di Hercules, che si narra avesse condotto un gruppo di libanesi sull’isola.
La Sardegna non è densamente popolata, consta di appena 1.7 milioni di abitanti. Il 17% del territorio è adibito all’agricoltura e all’allevamento ovino, in percentuale circa il doppio della media europea.
Si tratta di una regione prevalentemente collinosa e il massiccio più alto è il Supramonte del Gennargentu, nel cuore dell’isola la cui vetta più alta è Punta la Marmora, con i suoi 1.834 m d’altezza. Immagini caratteristiche dell’isola sono indubbiamente le ripide scogliere che si tuffano nel mare da est a ovest, nonché le rigogliose pianure. I piccoli fiumi raggiungono la loro massima capacità in primavera allo sciogliersi delle nevi o in autunno durante la stagione delle piogge; in estate si presentano invece in secca, a causa del clima tendenzialmente arido. Il fiume più lungo è il Tirso che nasce sui monti di Buddusò e sfocia nel Golfo di Oristano. L’unico fiume navigabile è il Temo, che scorre attraverso la graziosa cittadina di Bosa, affacciata sulla riviera del corallo a sud di Alghero. In passato lo straripamento dei fiumi formò delle ampie e numerose aree paludose, che causarono la diffusione della malaria, che afflisse gran parte dell’isola fino agli anni ’50 del secolo scorso, quando l’opera di bonifica, iniziata durante il fascismo, giunse a conclusione. Uno degli interventi che premise ciò fu la chiusura del corso dei fiumi in alcuni tratti al fine di formare dei bacini artificiali tra cui il Lago Omodeo e il Lago Coghinas. Attualmente si stanno attrezzando laghi e fiumi per la pesca turismo: il primo esperimento ben riuscito è visibile sul Lago Flumendosa in cui è attivo un battello che effettua visite guidate.

La pastorizia e l’attività di estrazione sono storicamente importanti in Sardegna; fin dall’antichità infatti venivano estratti il ferro, il carbone, il piombo, lo zinco, il rame e persino l’argento. In epoca più recente sono invece stati costruiti alcuni stabilimenti industriali per la produzione di materiali chimici, petroliferi e tessili. Nel Nord-Est dell’isola, in Gallura, si trovano le famose cave di granito. Di, notevole importanza per l’economia dell’isola é la produzione e lavorazione del grano, oltre che quella vitivinicola e dell’olio d’oliva. Altra grande risorsa é rappresentata dalla produzione di sale marino nella provinciale di Cagliari.
L’isola è ricoperta da 64.000 acri di foresta, soprattutto di querce e le aree pianeggianti destinate alla coltivazione di grano.
Storia
Per meglio capire la Sardegna è necessario un breve excursus nella sua storia. La sua formazione risale addirittura a 600 milioni di anni fa, rimase disabitata per 10.000-8.000 anni per la sua posizione difficilmente raggiungibile, e ancora oggi mantiene pressoché la stessa posizione nel bacino del Mediterraneo che aveva 65 milioni di anni fa; per questa ragione la Sardegna è, geologicamente parlando, una delle terre più antiche d’Europa, con rischio sismico ridotto praticamente a zero.
In epoca preistorica il popolo sardo viveva in villaggi costituiti da capanne e palafitte o in grotte vicine alle zone lagunari o nelle tipiche costruzioni megalitiche chiamate Nuraghi. Popolo molto religioso, i sardi veneravano la Dea Madre e professavano il culto dei morti che venivano seppelliti nelle Domus de Janas (letteralmente le “tombe delle fate”).

Dal 2.200-1.800 A.C si insediò nell’isola un popolo venuto dall’Est europeo, che cominciò a costruire nelle valli e sulle colline una nuova struttura formata da grossi blocchi di pietra squadrati, i Nuraghi appunto, che resero più sicure la popolazione da eventuali attacchi da parte di tribù ostili, oltre che dalle intemperie. Di queste costruzioni rimangono oggi circa 7.000 esemplari, sparsi su tutto il territorio; il più importante e famoso è sicuramente quello di Barumini, il cui nome “Su Nuraxi” (il Nuraghe) dimostra che è considerato il nuraghe per eccellenza. La civiltà nuragica professava il culto dell’acqua come testimoniano i numerosi pozzi sacri eretti in prossimità negli insediamenti, oltre che già citato il culto dei morti, che venivano sepolti insieme a statuette di bronzo.
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